“Il Marchese di Palabanda”, avvincente spy story nella Sardegna del primo Ottocento

Nuova avventura in Sardegna per gli agenti segreti Julien de Barras e Delbac nell’ultimo romanzo di Pietro Picciau

| di Angelo Ciardullo
| Categoria: Storia
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Nuovo appuntamento con la Storia per Julien de Barras e il fido Delbac, i due agenti segreti francesi frutto della fantasia dello scrittore e giornalista monserratino Pietro Picciau. Al termine di un certosino lavoro di ricerca storica, il redattore de “L’Unione Sarda” ha dato alle stampe “Il Marchese di Palabanda” (Arkadia Narrativa, 2016), sequel ideale di “Le carte del re” (Arkadia, 2014).

Dopo aver esordito sul proscenio letterario al fianco dell'Alternos Giovanni Maria Angioy durante i “Vespri sardi” dell’aprile 1794, Julien e Delbac tornano nella Sardegna del primo Ottocento per osservare i movimenti dell’Arciduca Francesco d’Austria-Este, acerrimo nemico di Napoleone e promesso sposo della nipote Maria Beatrice, figlia maggiore del re di Sardegna Vittorio Emanuele I.

Salpati dalle coste francesi a bordo del “Tonante” con l’apparente missione di recare danno al commercio britannico nel Mediterraneo, i "pirati" d’Oltremanica si ritroveranno coinvolti in una faccenda ben più delicata: la “congiura di Palabanda”. Ordita da un gruppo di borghesi e popolani cagliaritani nell’estremo tentativo di rinfocolare l’incendio rivoluzionario appiccato vent’anni addietro da Gionmaria Angioy, la congiura finirà per abortire sul nascere nella notte fra il 30 e il 31 ottobre 1812.

Il quadro storico magistralmente delineato da Picciau riporta il lettore nella Cagliari dei primi anni del XIX secolo. Una città che, al tempo, si fregia del privilegio non richiesto di ospitare ben due corti: quella del Re Vittorio Emanuele I di Savoia – costretto sull’isola dall’occupazione francese del Piemonte – e quella del fratello Carlo Felice, già Viceré di Sardegna.

Due corti consumate da attriti e antagonismi insanabili, plasticamente rappresentati dalla rivalità fra Stefano Manca di Thiesi Marchese di Villahermosa – fedele amico e consigliere di Carlo Felice – e Giacomo Pes di Villamarina, Comandante Generale delle Armi del Regno e devoto servitore di Vittorio Emanuele I. Una rivalità che la “contessa” Matilde di Grignant – spia filo-sabauda al soldo del miglior offerente – proverà a sfruttare astutamente a proprio vantaggio.

Dipanando il filo del racconto, Picciau segue la vicenda dei personaggi dalle drammatiche settimane de “Su famini de s’annu doxi” – preludio della congiura – fino alla capitolazione di Bonaparte a Waterloo nel giugno 1815. A dispetto del ritmo incalzante impresso al racconto dall’autore, la narrazione non trascura mai l’analisi della dimensione umana e psicologica dei protagonisti a cominciare dall’avvocato Salvatore Cadeddu, padre nobile della congiura e proprietario del podere di Palabanda – località del quartiere cagliaritano di Stampace – in cui la cospirazione prende gradualmente forma nei primi mesi del 1812.

Alle riunioni di Palabanda partecipano nel libro anche Julien de Barras e Delbac, in una commistione di verità e immaginazione che non lascia segni di sbavatura tra le pagine e concede ampio spazio alla fantasia senza compromettere il dato storico.

L’epilogo della congiura è ben noto: scoperti e rinchiusi nella Torre di San Pancrazio, i cospiratori saranno sottoposti a crudeli torture prima di venire condannati dai giudici del Supremo Tribunale della Reale Udienza. Sette le sentenze capitali – di cui tre eseguite – svariate le condanne al carcere a vita, ai remi, all’esilio e al bando.

Tutto da scoprire invece il finale del romanzo. Unica anticipazione consentita: come lo stesso autore lascia intendere, le avventure di Julien de Barras e del suo fedele collaboratore Delbac avranno quasi certamente un ulteriore seguito.

Nell’attesa del terzo atto non resta dunque che immergersi nella lettura di questo avvincente romanzo in cui – secondo l’insegnamento della Scuola francese delle “Annales” – la Storia con la maiuscola si fonde in un tutt’uno con la microstoria della vita quotidiana della Sardegna primo-ottocentesca. Un racconto ricco di colpi di scena in cui l’eco dello spionaggio internazionale rimbomba dai salotti del Palazzo Viceregio di Castello fino ai postriboli di Villanova. Un libro imperdibile per gli appassionati di Storia e non solo.

Angelo Ciardullo

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