Intervista a Flavio Secchi e gli hall kitchen

| di Francesca Piras
| Categoria: Arte
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Conosciamo meglio uno dei gruppi più emergenti e seguiti dal pubblico musicale sardo: i Flavio Secchi e gli Hallkitchen che i primi di maggio hanno presentato al Teatro Massimo la loro prima fatica.
Da quanto tempo suonate insieme?
"Dal 2010, cambiando un paio di volte formazione."
Perché il nome del gruppo?
"All'inizio il gruppo si chiamava solo “kitchen”, perchè facevamo funkjazz originale, quindi ci piaceva l'idea della cucina, un posto in cui inventare ricette... poi un mio amico che aveva un locale (l'allora “Desuite”) mi chiese una serata per un sabato sera, ma gli serviva qualcosa di più easy del jazz, allora ci organizzammo una serata pop per l'occasione, cambiando il nome in “hall kitchen” perchè in effetti eravamo in una hall, e inoltre l'idea di un “salone-cucina” ci sembrava appropriato.  Il fatto che nel nome della band ci sia il mio nome per intero è dovuto a un suggerimento di un amico mucisista, più anziano e navigato di me. Mi disse che dal momento in cui io sono l'autore dei pezzi, sarebbe stato il nome meno banale e più azzeccato di tutti. Nella sua semplicità, forse aveva ragione."
Come è composto il gruppo, genere e provenienza dei componenti.
"Il gruppo attualmente è composto da me (chitarra e voce), Fabio Useli (basso), Maurizio Bizzarro (tastiere), Emanuele Pusceddu (batteria) e Alice Marras (voce e cori)."
Tutti i componenti provengono dallo stesso genere?
"Domada difficile... Io stesso ho suonato veramente di tutto (metal, jazz, manouche, world music, flamenco, pop, soul..) e così anche gli altri hanno lavorato in più generi. Il genere in cui ci incontriamo all'interno degli Hall Kitchen è il cantautorato italiano, con una strizzatina d'occhio alla blackmusic (soul e blues innanzi tutto)."
Quanto tempo avete impiegato per creare il primo cd?
"Se consideriamo anche il periodo in cui sono stati scritti i pezzi, un paio d'anni. Se ti riferisci proprio alla lavorazione dal primo ingresso in sala, nove mesi (ahimè, quello che si suol dire proprio... un parto!)."
Il pezzo che preferite suonare? Perché?
"Mah, dipende dai momenti credo. Ognuno di noi ha i suoi preferiti, credo sia normale. Per quanto mi riguarda io preferisco i pezzi più movimentati nei concerti più grandi, dove il pubblico può muoversi, mentre nelle situazioni più intime mi piacciono di più i pezzi più introspettivi."
Farete una tournè? Dove?
"Ancora non abbiamo un tour in programma. A breve vi faremo sapere"
Quali sono i musicisti che vi hanno fatto da maestri?
Ciascuno di noi ha influenze diverse... I primi nomi che mi vengono, pensando al suono degli hall kitchen sono: tra gli italiani sicuramente Dalla, Battisti, Silvestri, e forse Concato. "Tra gli stranieri sicuramente Ben Harper, Jack Johnson, e riguardo a certe soluzioni sonore Jamiroquai. Poi credo che ogni musicista porti con sé un background fatto di ogni cosa che ha ascoltato e ogni insegnante e maestro che abbia avuto. Ad esempio, Pat Metheny è un musicista che nella mia formazione ha avuto un peso molto rilevante, e inevitabilmente me lo porto dietro, ma non saprei identificare un'influenza diretta, riconoscibile, nel suono degli hall kitchen."
Da quanti pezzi è composto il cd e titolo
"L'album è composto da 12 canzoni più una ghostrack. Il titolo è omonimo “Flavio Secchi & the hall kitchen”"
Presto risentiremo parlare di questa formazione vincente e vi terremo aggiornati sulle loro prossime serate, grazie a Flavio e agli Hall kitchen.

Francesca Piras

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