La giornata internazionale contro la violenza sulle donne: letture di Gaetano Marino

Lunedì 25 novembre

| di Francesca Piras
| Categoria: Arte
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Lunedì 25 novembre 2013 sarà la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in questa occasione Gaetano Marino presenterà l'opera "la Voce Addolorata" e  leggerà da Euripide:
- Ecuba
- Troiane
- Andromaca
con la traduzione di Patrizia Mureddu. Seguirà una conversazione su "Come t'invento la donna. Costruzioni, de-costruzioni, distruzioni"
Parteciperanno
Paola Boi, docente di Letterature angloamericane
Patrizia Mureddu, docente di Lingua e letteratura greca
Annamaria Loche, docente di Filosofia politica
Daniela Virdis, docente di Lingua inglese

Presiederà il Direttore del Dipartimento di Filologia Letteratura Linguistica prof. Ignazio Putzu

La presentazione dell'opera a cura di Marino:
Letture da Euripide: Ecuba (vv. 445-483; 905-951);Troiane (vv. 635-782 e 1060-1122), Andromaca (vv. 394-500; 1109-1146)

"Si può dire che Euripide sia stato il primo a 'inventare' la donna: fu certamente il primo a scandagliare e rappresentare il complesso intreccio di sentimenti del mondo femminile, differenziando (in certo modo opponendo) le sue eroine ai protagonisti maschili della tragedia.
Uno degli aspetti più interessanti e innovativi di questa sua attività di ricerca si intreccia con il suo atteggiamento di ricusazione della guerra: in tragedie come Le Troiane, Andromaca, Ecuba (ma anche, in modo più sottile, nell'Elena) la guerra archetipica per eccellenza, l'assedio e la presa di Troia, diventa l'occasione per indagare le reazioni e i sentimenti delle donne che seguirono la sorte della città, dovettero abbandonare una vita confortevole e serena per affrontare la morte, o più spesso per seguire i vincitori, diventarne schiave, condividerne il letto, generare nuovi figli. Diventano così emblematiche le vicende della sposa di Ettore, che vediamo nelle Troiane nel momento della presa della città, quando è costretta a seguire come preda di guerra il figlio di Achille, Neottòlemo, e a vedere ucciso il figlioletto Astianatte. Nella tragedia che porta il suo nome, invece, Andromaca diventerà oggetto della gelosia della legittima sposa di Neottòlemo, Ermione, figlia di Menelao, che esige la morte del bimbo nato da questa unione.
La sensibilità di Euripide nel rappresentare queste situazioni - e soprattutto nell'immaginare e mettere in bocca a queste donne sventurate parole che mimeticamente ne esprimono lo stato d'animo, la nostalgia, il rimpianto, la sofferenza - appare straordinariamente attuale e coinvolgente. Una volta di più, ripercorrendo queste scene, ci si rende conto di quanto il teatro greco abbia ancora molto da dirci." Appuntamento all'Università di Cagliari - Dipartimento Letteratura Linguistica Cittadella dei Musei di Cagliari - AulaRossa - alle ore 17.00. INGRESSO LIBERO.
 

Francesca Piras

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