Sergio Piano: “Porto Shakespeare a Sant’Avendrace”.

Incontro con l’attore teatrale alla scoperta del suo laboratorio di quartiere.

| di Angelo Ciardullo
| Categoria: Cultura
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Ha ancora voglia di stupirsi e di stupire Sergio Piano, attore della storica compagnia Alkestis e fondatore nel 2008 del gruppo teatrale “Intrepidi Monelli” di Sant’Avendrace, una realtà di quartiere che guarda all’Italia e al mondo senza alcuna soggezione.

Merito del suo caposcuola, che per tutta una vita ha viaggiato in lungo e in largo collaborando con i più importanti esponenti del teatro d’avanguardia, dai Dervisci rotanti a Peter Brook, da Ryszard Cieślak a Hans Andrews, da Yoshi Oida a Margaret Pinkes.

A dispetto del suo instancabile peregrinare le radici di Sergio Piano sono rimaste sempre ben piantate nel quartiere che sessant’anni fa lo ha visto nascere e che i cagliaritani chiamano “Arennera”. Ed è proprio questo il nome che Sergio ha voluto dare al format di teatro, varietà, musica, danza, giocoleria e altro ancora che ogni quindici giorni vede alternarsi sul palco del civico 100 innumerevoli artisti del panorama cittadino e non.

Ma ancor prima che trampolino di lancio per giovani talenti, “Intrepidi Monelli” è un centro di produzione teatrale, un laboratorio per grandi e piccoli in cui “si fa Shakespeare, ma lo si fa in maniera da renderlo accessibile ai giovani di oggi”. “Ho scelto di chiamarlo così – spiega Sergio – in parte perché intrepida era l’idea di fondare una compagnia teatrale e monelli erano i contenuti che avremmo portato in scena, in parte perché L’intrepido e Il Monello sono i nomi di due giornalini che ho molto amato da ragazzo”.

È così che nasce il sogno degli “Intrepidi Monelli”, un sogno che prende forma da una vecchia profumeria dismessa e diventa realtà anche grazie ai contributi provenienti da un bando “De minimis”. Oggi però i finanziamenti scarseggiano: “Al momento stiamo facendo affidamento solo sulle nostre forze, cosa che rende tutto molto più difficile. Tuttavia continuiamo a sperare con fiducia nel sostegno economico da parte degli enti pubblici”.

Superati i timori dell’esordio, a ormai un anno dal debutto del suo laboratorio Sergio Piano non ha quasi neanche il tempo di respirare: “C’è tanto da lavorare ogni giorno, dal mattino presto fino alla sera inoltrata. La partecipazione è tanta anche perché mai prima d’ora Sant’Avendrace aveva goduto di un servizio simile. Siamo molto contenti che la risposta della gente del quartiere sia così entusiastica”. Merito anche della rassegna teatrale ‘I grandi autori del teatro, nostri contemporanei’, giunta ormai alla sesta edizione e destinata a concludersi il prossimo 18 dicembre.

Una palinsesto in cui le commedie di Plauto convivono con storie drammatiche come quella del ciclista trevigiano Ottavio Bottecchia e della poetessa argentina Alfonsina Storni: “In passato ho lavorato molto su Sarah Kane, un’autrice britannica suicidatasi all’età di ventotto anni – racconta Sergio, con gli occhi velati di commozione – così ho voluto ricollegarmi alla sua storia attraverso figure come Ottavio e Alfonsina, personaggi straordinari tragicamente scomparsi in giovane età. È il mio antidoto per esorcizzare i mali di quest’epoca”.

“La salvezza è nel teatro”, sembra voler dire Sergio Piano, un intrepido monello che ha ancora tanta voglia di stupirsi e di stupire.

Angelo Ciardullo

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