Gianluca Medas: "Porto in scena la banalità del male"

L'attore e autore teatrale in scena venerdì alla Fondazione Banco di Sardegna con "Gisella Orrù: il mistero"

| di Angelo Ciardullo
| Categoria: Cultura
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Diciassette anni dopo il suo drammatico svolgimento, il delitto Orrù torna d'attualità. Merito della Associazione Figli d’Arte Medas e del suo direttore artistico Gianluca Medas, promotori anche quest’anno dell’iniziativa culturale “Storytelling”. Quattro gli appuntamenti in palinsesto per l'edizione 2016. Quattro appuntamenti dedicati ad altrettante vicende di cronaca e storia legate a doppio filo con la terra di Sardegna. Dopo aver raccontato il rapimento di Fabrizio De Andrè nell’estate del ’79, il disastro del Moby Prince dell’aprile '91 e il rapporto di Giangiacomo Feltrinelli con Simon Mossa e l’indipendentismo sardo, Medas si accinge a portare in scena la drammatica vicenda dell'omicidio di Gisella Orrù, consumatosi a Carbonia nella notte del 28 giugno 1989. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per alcune domande sull’argomento.

Da dove ha tratto lo spunto per recuperare un fatto di cronaca risalente a oltre quindici anni fa?

Sono interessato a tutto ciò che è l’uomo, le sue storie, i suoi lati più reconditi. Non potevo non raccontare questa storia di misteri non risolti, di persone che soffrono, mentono, spariscono e muoiono. Una storia che tocca le corde dell’umana essenza sotto molti aspetti.

Che ricordo ha di quella triste vicenda?

Alle’epoca dei fatti avevo già dei figli, rimasi colpito innanzitutto come padre. Mi impressionarono in particolare due aspetti di quel caso. In primo luogo il pregiudizio diffuso nei confronti del padre della ragazza, Gisello, che solo per il fatto di portare i capelli lunghi era considerato una persona alla stregua di un bugiardo. Altra cosa che mi lasciò turbato era il fatto che lungo tutto il corso del dibattimento la realtà faticasse a emergere. La cosa più grave di tutta questa storia è la pusillanimità dell’uomo, la sua capacità di farsi del male con una banalità estrema. È esattamente la banalità del male di cui parlava Hannah Arendt.

Come racconterà agli spettatori la storia di Gisella?

Il testo al momento è ancora aperto. Proprio oggi ho incontrato l’avvocato incaricato della difesa di Graziella Richera, madre di Gisella, così come ho avuto modo di parlare con i legali del padre della ragazza e con altre persone che non posso nominare perché mi hanno chiesto di rimanere nell’anonimato. Racconterò questa vicenda secondo una forma ibrida di story-telling: leggerò il testo come in un radiodramma con toni teatrali mentre un video proietterà immagini di repertorio. È una narrazione che mescola tv e tecniche di radiodramma, raccontata però con tono drammatico. Da tempo ormai ritengo che il teatro come genere abbia esaurito la sua capacità di raccontare il mondo. Questa consapevolezza mi spinge alla ricerca di forme sempre nuove. L’artista non cambia il mondo, lo mostra. Ecco, io voglio mostrare il mondo per quello che è, fin nei suoi aspetti più meschini.

L’appuntamento con “Gisella Orrù: il mistero” è per venerdì 25 novembre alle ore 21:00 presso l’atrio della Fondazione di Sardegna in via Salvatore da Horta n° 2. L'evento sarà seguito in diretta Facebook da YouTg.net.

Angelo Ciardullo

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