L'appello di Medas: "Una sola grande forza indipendentista"

Da un post di Facebook sul referendum nasce un dibattito importante sulla Sardegna. L'attore: spazio ai giovani leader, i vecchi hanno già dato

| Categoria: Politica
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Nei giorni scorsi ho postato sul mio accounti di Fb un commento sulle dichiarazioni di Bustianu Cumpostu relative alle posizioni ufficiali di Sardigna Natzione sul referendum di ottobre, dicendomi infastidito. Ne SÌ ne NO, è la scelta preferita dal Movimento per dare forza alla distanza con l'Italia.  

Ho scritto che la cosa mi infastidiva perché la trovavo capziosa e irrilevante, in quanto non scegliendo si diventa di fatto succubi. Mi sono arrabbiato perchè ed ho pensato che questa consultazione referendaria sarebbe potuta essere una occasione per lanciare un segnale di coesione inedito. Ed invece no. Nessuna coesione, anzi la ricerca continua di particolarismi inutili e iniqui.

Questo è ciò che in sintesi ho scritto.

Essendo il mio account un luogo di dibattito continuo ne è nata una polemica feroce, in alcuni casi con infantili cadute verso un personalismo e tentativi di rissa che ho prontamente bannato per mantenere l'attenzione sul vero problema che oggi sta diventando a mio parere insopportabile nel mondo dell'indipendentismo; la frammentazione, la ricerca della visibilità, ma sopratutto la virtualità di alcune posizioni, oramai obsolete.

Per questo ho chiesto l'apertura a nuovi leader in tutto l'indipendentismo, giovani più pragmatici e meno legati a divisioni, inimicizie e alle leggi della visibilità.

Bustianu come è giusto ha risposto alla mia provocazione, dapprima sorpreso perché ha pensato ad un attacco personale, cosa che mai mi sarei sognato di fare poiché è persona educata, colta e intelligente. Poi però si è cominciato a parlare di contenuti e mi ha inviato via mail il documento programmatico  completo, quello consegnato alla stampa, che ho letto e trovato molto bello, ma viziato da un passaggio che non può essere accettato, almeno non da me, misero artista, ma da lo stato delle cose: il punto dolente che non può non essere preso in considerazione è che la Sardegna sia fuori dall'Italia. Non è vero. Possiamo anche dircelo gridando, Sardegna non è Italia, ma non è vero. Qualsiasi battaglia democratica per ottenere benefici per l'isola deve essere fatta ai margini di questa considerazione.

Far finta che la Sardegna sia uno Stato e che l'Italia non la rappresenti, non funziona, anche per, per una serie di convenzioni internazionali.

Questo atteggiamento non aiuta i cittadini a comprendere le problematiche proposte dall'indipendentismo, che diviso in piccoli gruppuscoli autoreferenziali assomiglia più ad una partita di Risiko che a un progetto di rinascita per l'isola.

La Sardegna politicamente è Italia, e su questo non ci possono essere dubbi, e ci si deve muovere all'interno di questa realtà, per arrivare ad una nuova politica unitaria che tenga conto della sovranità dei sardi sull'isola.

Non si va da nessuna parte continuando a far finta che questo non sia vero. Ma non si va da nessuna parte sopratutto se si continua a far nascere sigle solo per dare voce ai “lidereddos “come li chiama il mio amico Zampa Marras, che nonostante l'età è più lucido di tanti giovani e ancora capace di una dialettica forte.

Questo referendum, e sopratutto la scelta del No, può essere il segnale unitario per passare ad una successiva fase dialettica con lo stato. Ma a patto di riuscire a trovare una sintesi fra tutte le istanze, magari creando una assemblea unitaria, Sa mesa, non per amalgamare le peculiarità, ma trovare una sintesi, per dare forza all'unico messaggio che unisce tutti i gruppi.

Pertanto  chiedo a tutte le anime dell'indipendentismo di accettare l'idea di un tavolo unitario e costituire una assemblea dei movimenti e dei partiti indipendentisti.

So che è stato già tentato e che le cose non sono andate avanti.

Forse allora è necessario cambiare i quadri dirigenti. E chi  non è in grado di arrivare ad una sintesi con gli altri, pur con il dovere di difendere le proprie peculiarità, si deve mettere da parte.

E lasci spazio a giovani leader sopratutto se capaci di dialogo.

E' tempo di sollevarsi le maniche e fare massa critica. Votare NO è un segnale forte. Farlo unitariamente è far mostra di forza. Oggi solo a questo, penso.

 

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