La Base sul referendum: studiate, prima di prendere posizione

Incontro affollato a Cagliari con Cugusi e Arbau. Sabato 19 si replica a Pula dalle 15.30

| di     Angelo Ciardullo
| Categoria: Politica
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La Base non è per il sì e nemmeno per il no. Però studia e ci riflette su. Lo hanno detto chiaramente Arbau e Cugusi, i due leader del movimento nell’affollato incontro (oltre cento partecipanti e una decina di interventi) che si è tenuto sabato mattina al sottopiano del Municipio di Cagliari. Il secondo incontro, perché segue quello organizzato una settimana prima a Quartu dalla consigliera comunale della Base Valeria Piras. E precede invece quello che si terrà sabato 19 novembre a Pula, dalle 15.30 nella sala consiliare.

Lino Bistrussu (capogruppo della Base a Cagliari) ha moderato l'iniziativa dando subito la parola per un saluto all’assessore Marzia Cilloccu, rappresentante della Base nella Giunta Zedda.  Al presidente Efisio Arbau, fondatore del movimento e sindaco di Ollolai, il paese delle case a un euro, è poi spettato il compito di illustrare a grandi linee il contenuto della riforma, definita come “un momento importantissimo per l’Italia e per la Sardegna” dopo oltre trent’anni di annunci roboanti e promesse non mantenute.

L’intervento di Arbau ha spaziato su quelli che sono gli obiettivi principali del “ddl Boschi”, dal superamento del bicameralismo perfetto con la creazione di un Senato delle autonomie: “Sarebbe stato meglio dare vita direttamente a una Conferenza dei Presidenti di regione”, ha detto Arbau, favorevole alla soppressione del CNEL e alla revisione del Titolo V e l’eliminazione della “competenza concorrente” tra Stato e Regioni.

Il presidente della Base ha specificato come la nuova versione del Titolo V non troverebbe "comunque applicazione per le Regioni a Statuto Speciale e le Province autonome di Trento e Bolzano se non previa (ed eventuale) revisione statutaria da realizzarsi sulla base di una intesa tra Stato ed enti speciali. Per noi della Base la previsione di queste intese rappresenta un’opportunità attraverso la quale avviare il processo di trasformazione della Sardegna in Comunità Autonoma”.

 

In chiusura di intervento Arbau si è detto orientato in favore del ‘sì’ nella misura in cui l’entrata in vigore della riforma darebbe attuazione a due storici cavalli di battaglia della Base: il superamento delle province – ritenute  ingombranti diaframmi tra Comuni e Regione – e la riduzione dell’indennità per i Consiglieri regionali dagli attuali 8 mila a circa 4 mila euro netti, equivalente dell’indennità prevista per il sindaco del Comune capoluogo.

Ultimo contributo organizzato quello di Claudio Cugusi, a lungo consigliere comunale della Base a Cagliari e oggi coordinatore del Capo di Sotto. Cugusi ha esordito evidenziando come l’inopinata personalizzazione del voto referendario a opera del premier Renzi abbia contribuito non poco a coagulare sul fronte del ‘no’ una compagine di forze politiche sociali incoliabili: dai postfascisti agli antifascisti. Il coordinatore della Base ha definito il ddl “un testo scritto male che per esser letto e in qualche modo compreso o comunque contestato richiede una profonda conoscenza del diritto costituzionale e degli statuti speciali”. “Mi fa molta rabbia – ha aggiunto a tal proposito – che tutte le altre forze politiche si siano rifiutate di andare paese per paese a spiegare le ragioni del ‘no’ e del ‘sì’ alla riforma costituzionale, perché così facendo sono venute meno alla loro funzione democratica”. Molto critico nei confronti di una riforma che continua a considerare spiccatamente centralista, Cugusi ha ribadito che la vittoria del ‘no’ lascerebbe in piedi Statuto sardo e competenza concorrente Stato-Regione, ricordando tuttavia come neanche in caso di successo del ‘sì’ il quadro delle competenze subirebbe modifiche automatiche: “Che vinca il ‘sì’ o il ‘no’ il 4 dicembre per la Sardegna non cambia nulla perché se anche vincesse il sì la competenza concorrente, abolita per le Regioni a Statuto Ordinario, rimarrebbe in vigore per quelle a Statuto Speciale fino a che un’intesa tra Stato ed ente regionale non intervenisse a modificare lo statuto in tal senso”. Intesa che peraltro – ha chiosato Cugusi – si fonderebbe non già su un referendum consultivo regionale quanto sul consueto confronto istituzionale tra Esecutivo e Presidenti di Regione.Con tutti i limiti di un "faccia a faccia".

L’ultima parte dell’incontro è stata interamente dedicata alle domande e agli interventi da parte di un pubblico  ricettivo: ne è scaturito un momento di grande confronto e appassionato scambio di idee tra sostenitori dell’uno e dell’altro fronte referendario. Su tutti Mimmia Fresu, storico segretario della Cgil chimici e oggi cooperatore nel settore dei migranti. Per Fresu il no  è scontato "a fronte di una riforma pasticciata, che mette al tempo stesso in pericolo l'essenza della democrazia in Italia e in Sardegna. Voto e faccio votare no. Non pago una riforma con la democrazia. Province e Senato restano, quello che viene meno sono il voto del cittadino e gli spazi di democrazia. La ragion di Stato finirà per prevalere su tutto, con questa riforma accentratrice”.

Roberto Cherchi: “Voto no. La riforma porterebbe a un deficit di democrazia: non si scelgono più i rappresentanti. Molta confusione e troppi conflitti di competenza tra Stato e Regioni”.

Marco Scotto: “Voto no. Con l’ennesima modifica del Titolo V e la riappropriazione di molte competenze regionali da parte dello Stato, c’è il rischio che il Governo possa tornare a deliberare anche sulla questioni energetiche come il Progetto Eleonora. Lo Stato potrà imporre la “clausola di supremazia”. Gli statuti andrebbero riscritti con quattro passaggi alle Camere più l’approvazione da parte del Consiglio Regionale: macchinoso”.

Chico Pais: “Voto no. Non sono garantite le minoranze. Avremmo una Camera di nominati e una maggioranza dirompente da un lato, e dall’altro un Senato nettamente ridimensionato e facilmente controllabile. Rischio di ingovernabilità”.

Lino Bistrussu: “Voto sì perché c’è un gran bisogno di cambiamento. Il referendum sarà una grande prova di democrazia partecipata. Se poi la riforma dovesse apportare un effettivo peggioramento, i prossimi governi potranno sempre cambiarla. Non si può invocare per anni il cambiamento senza al contempo muovere un dito: è come pretendere di voler fare tredici al Totocalcio senza aver giocato la schedina. Contrari a questa riforma sono i politici di professione che, in quanto nominati, sanno bene che con la vittoria del sì non verranno più eletti”.

Rodolfo Mori Ubaldini: “Voto nì. Sto partecipando a diversi incontri per cercare di capire meglio. Alcune parti della riforma sembrano condivisibili, così come alcune criticità evidenziate dai comitati del ‘no’. Deciderò alla fine, è necessario ponderare”.

Prossimo appuntamento sabato 19 novembre presso l’Aula consiliare del Comune di Pula.

 

 

 

                                                                                                                                

    Angelo Ciardullo

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