Referendum costituzionale, Frau (PD): “Renzi non accetterà eventuali reincarichi”

Lo dice il responsabile della sanità per il PD sardo Giuseppe Frau, vicino al premier

| di Angelo Ciardullo
| Categoria: Politica
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Matteo Renzi presenterà oggi pomeriggio al Capo dello Stato Sergio Mattarella le proprie dimissioni da Presidente del Consiglio. È stato lui stesso ad annunciarlo ieri notte in conferenza stampa assumendosi la piena responsabilità della debacle nel referendum costituzionale dopo la schiacciante vittoria dei “no”  con il 60% dei voti validi.

L’esperienza di governo di Renzi si ferma così a quota 1017 giorni, il quarto esecutivo più longevo della storia repubblicana dopo il Berlusconi II, il Berlusconi IV e il Craxi I. Si prospetta un Renzi II? Cagliari Quotidiano lo ha chiesto a Giuseppe Frau, responsabile della Sanità per il Partito Democratico sardo, sostenitore del “sì” e molto vicino all’ormai ex premier in pectore.

Giuseppe Frau, ieri notte il premier Renzi si è dimesso dopo aver ammesso pubblicamente la sconfitta referendaria. “Non credevo mi odiassero così tanto”, ha commentato. Si può dire che il risultato sia frutto della personalizzazione del voto da lui stesso alimentata?

Sicuramente Matteo Renzi ha fatto una campagna referendaria da protagonista. Dire che non abbia personalizzato il voto significherebbe dichiarare il falso. Il risultato delle urne è inequivocabile: gli italiani hanno detto un chiaro “no” alla riforma della Costituzione previste dal “ddl Boschi”. Un giudizio netto di cui bisogna prendere atto. Il governo Renzi, che non nasce dal voto popolare, è legato a doppio filo al mandato che l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dato a questa sciagurata legislatura. Un mandato a realizzare importanti riforme dell’assetto istituzionale e costituzionale del Paese. L’esecutivo del premier ha realizzato un progetto di riforma e ha chiesto al popolo italiano di esprimersi attraverso il referendum conservativo. L’esito è stato negativo e di questo, ripeto, bisogna prendere atto. Come bisogna prendere atto che le dimissioni di Matteo Renzi da premier costituiscono un atto di grande democrazia e onestà.

Oggi pomeriggio Renzi è atteso al Colle per rimettere il mandato nelle mani del Presidente Mattarella. Accetterà un eventuale reincarico? In caso contrario, quali scenari si aprono?

Tutti gli scenari sono possibili in una situazione politica così delicata. Conoscendo da vicino il Presidente del Consiglio, posso dire che non è una persona che ama stare a galleggiare. Avendo preso atto del giudizio negativo dell’elettorato, credo proprio che le sue dimissioni saranno irrevocabili. Spetterà poi al Capo dello Stato valutare se in Parlamento ci sono i margini per la formazione di un nuovo esecutivo.

Domani direzione nazionale del PD. Si prevedono smottamenti a sinistra? Dopo quella di premier, per Renzi è in ballo anche la carica di segretario del partito?

Lo escludo nella maniera più assoluta. Se la nomina a premier è avvenuta tramite mandato parlamentare finalizzato alla realizzazione delle riforme, quella a segretario del PD si è avuta attraverso il voto democraticamente espresso dagli elettori delle primarie. Matteo Renzi è dunque più che legittimato a continuare a rivestire la carica di segretario del partito fino al prossimo congresso. E sono certo che non mollerà, anche perché gli oltre 13 milioni di voti raccolti dal “sì” nell’ultima consultazione referendaria non sono certo un dato da sottovalutare.

La Sardegna ha fatto registrare il record nazionale di suffragi in favore del “no” con oltre il 72% dei votanti. Cosa succederà adesso nel PD sardo?

L’estate scorsa mi ero provocatoriamente candidato alla segreteria regionale del Partito Democratico all’indomani delle dimissioni di Renato Soru. Lo avevo fatto perché il PD sardo – su questo resto inflessibile – è stato ed è tuttora dilaniato da una guerra tra correnti e gruppi andata avanti per mesi e mesi. Una guerra che gli elettori non capiscono. Ecco, oggi è arrivato il momento di fare i conti con il disagio dei nostri militanti. In un partito che, anche in Sardegna, versa in uno stato di profonda crisi. Dobbiamo fin da subito tornare a parlare con gli elettori e gli amministratori locali e riconnettere il Partito Democratica alla realtà e alla società sarda. Abbiamo un grande lavoro davanti, e sarà proprio questo il tema dei prossimi giorni e dei prossimi mesi.

Angelo Ciardullo

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