Testimonianze dal Kenia

Il nostro diario diretto con Stefano Floris in Kenia

| di Francesca Piras
| Categoria: Varie
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Stefano Floris, la nostra guida Safari, è ormai partito per il Kenia da qualche settimana. Gli abbiamo chiesto di condividere con noi la sua magnifica esperienza e questa mattina in redazione sono arrivati questi racconti dalla terra lontana:

"Poco più di 12 anni fa mi trovavo sul raccordo anulare che con i suoi 70 km circa circonda Roma.
All'autoradio, in una mattina di fine estate, appresi la notizia che New York stava subendo un durissimo attacco terroristico. Procedetti nel mio girare per lavoro ma, continuando a sentire notizie sempre più terribili a riguardo, decisi di rincasare :
- Al diavolo le lavanderie ! - pensai.
Ricordo ancora le immagini dei notiziari con centinaia di persone che fuggivano alla disperata guardandosi continuamente alle spalle, come in quei film anni 70 in cui improbabili mostri inseguivano i malcapitati radendo al suolo intere palazzine di cartone e fantasia.
Il momento del crollo della prima delle due torri è ancora vivido in me: donne e uomini, bambini, tutti disperatamente arrancando per trovare salvezza da tonnellate di detriti e polvere.
Ricordo le loro facce atterrite, stirate in smorfie di impotenza.
Questo ho rivisto stamattina poco dopo l'alba.
Due femmine di elefanti con in mezzo un cucciolo.
Ho provato (e han tentato tutti come me) di scorgere il loro misterioso inseguitore, di dare un volto a chi avesse così tanta forza e potere da far scappare due grossi pachidermi con prole.
Nessuno.
Neanche un fruscio dietro la loro fuga se non solo quello di un vento fresco che preannunciava pioggia tropicale.
E la pioggia, breve ma copiosa, è arrivata come a lavare la paura, il terrore puro che abbiamo letto negli occhi dei tre mammiferi.
Noi eravamo a due passi da loro che, attraversando la nostra strada di uscita dal campo, non si sono clamorosamente curati di quel fuoristrada ammutolito a guardarli.
E come quelle persone di dodici anni fa, ora, anche queste tre povere giganti bestiole si voltano continuamente senza sosta.
Schivano una grossa acacia e si voltano. Attraversano la strada e si voltano. Passano sopra tutti i cespugli più spinosi e si voltano.
E il tutto senza smettere un solo attimo di correre per prender fiato.
Ieri sera durante il safari notturno abbiamo sentito uno sparo.
Udire un colpo di fucile in savana mette addosso un'ansiosa confusione dovuta al fatto che il rimbombo, in questo luogo di assoluta pace dall'aria così limpida e rarefatta, pare provenire da tutt'e quattro i punti cardinali.
Abbiamo modo di credere che qualcuna di queste bestie sia stata abbattuta e attendiamo notizie a riguardo.
E le due femmine con cucciolo che ora vedo in preda al panico sono certamente figlie di una nottata di terrore.
Conoscendo la loro resistenza alla corsa abbiamo motivo di credere di aver partecipato a solo un centesimo della loro intera fuga.
Sono tristissimo.
Come quando sulla Mombasa-Nairobi vedo poveri animali schiantati in terra dal progresso umano.
Impotente così come lo è il più grosso degli animali terrestri di fronte a un schiera di fucili tonanti. Di fronte anche a uno solo di essi.
La savana da e la savana toglie.
Mi ha dato i miei primi quattro leoni di questo posto sdraiati su una roccia che porta il loro nome da anni e che da anni non ne vedeva più alcuno.
Mi ha tolto tutto mostrandomi gli unici aventi diritto di questa terra... in fuga. 
Dentro la loro casa."

Francesca Piras

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