L'omosessualità non è una patologia da curare

Dopo le ultime tristi pagine di cronaca il punto di vista della psicologa

| di Elisabetta Gasperini
STAMPA

E’ di pochi giorni fa il nuovo triste caso di suicidio di un ragazzo a Roma per via del proprio orientamento omosessuale e dei comportamenti omofobici ricevuti a causa di questo. Riporterò di sotto la posizione ufficiale dell’ Ordine Nazionale degli Psicologi in merito all’omosessualità, espressa in un comunicato stampa il 19 Luglio 2011.

COMUNICATO STAMPA
19 luglio 2011
OMOFOBIA – La POSIZIONE DEGLI PSICOLOGI
Il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, dott. Giuseppe Luigi Palma, in
occasione delle accese discussioni sulla iniziativa legislativa contro l’omofobia ribadisce la
sensibilità della categoria professionale al tema e la chiarezza della posizione con la quale si è
da sempre espresso sulle criticità connesse.
Nel rapporto tra omosessualità e psicologia il Presidente ribadisce che l’omosessualità non è
una malattia da curare, né un orientamento sessuale da modificare: affermare il
contrario è una informazione scientificamente priva di fondamento e foriera di un
pericoloso sostegno al pregiudizio sociale.
L’omosessualità non è una malattia ma, citando l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una
“variante naturale del comportamento umano”; è peraltro ampiamente dimostrato che i
tentativi di “conversione” dell’omosessualità in eterosessualità non solo falliscono, ma anche
segnano, e spesso gravemente, le condizioni psichiche di chi vi si sottopone.
Perché “curare” ciò che non è malato? Su questi punti, il consenso della comunità scientifica
italiana e internazionale è assoluto.
Lo psicologo non deroga mai ai principi del Codice Deontologico, nessuna ragione né di natura
culturale né di natura religiosa, di classe o economica può spingere uno psicologo a
comportamenti o ad interventi professionali non conformi a tali principi. E’ evidente quindi
che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di
una persona, quanto piuttosto lavorare insieme al proprio cliente per superare eventuali
disagi connessi al proprio orientamento sessuale.

Elisabetta Gasperini

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