Elena Pau porta in scena le tre P che hanno cambiato l'Italia

Da Casarsa alle borgate di Roma: Pier Paolo Pasolini rivive con l'attrice cagliaritana

| di Michela Columbu
| Categoria: Personaggi
STAMPA

Portando in scena ieri sera quel gigante di Pier Paolo Pasolini a Palazzo Siotto in Castello, gettando un faro felice sulla sua fragile contraddizione, ha superato se stessa. E ha dimostrato che il teatro canzone, come si chiama da sempre quello spettacolo raffinato dove si fondono musica e lirica, è davvero il suo terreno naturale, dove in Sardegna non ha concorrenza.

Elena Pau, cagliaritana, dopo vent'anni passati davvero sul palcoscenico, è ormai un'attrice profonda. Segnata. Gaber, Mia Martini e molti altri. Ora PPP, omaggio all'ultimo e forse unico intellettuale italiano, morto quaranta anni fa per mano assassina a Ostia in circostanze ancora misteriose, mai chiarite sino in fondo né dagli inquirenti né dagli amici di Pierpaolo.


Elena sorvola con delicatezza su tutto questo, guidata nel filo scenico dalla regia di Marco Parodi, uno che PPP l'ha conosciuto. Ci riporta alle origini di Casarsa, al Friuli del dopoguerra dove un giovane professore non poteva essere omosessuale. Figurarsi dare scandalo pubblico, offendendo due chiese: quella del crocifisso e quella del partito comunista italiano. Proprio della sezione Pci di Casarsa il giovane Paolini era un dirigente. Non bastava il suo essere così vivo e colto e ludico e molto altro ancora a compensare la tanta infamia del suo gusto sessuale.

Così diventa naturale e obbligato scappare a Roma. Il viaggio dei viaggi in compagnia della madre, l'unica vera donna che Pasolini potrà amare. E poi la scoperta delle borgate e di quel brulicante proletariato nel quale Paolini si trova a casa. Elena Pau è bravissima nelle complicate pause delle "Ceneri di Gramsci": in quei silenzio, nei ritmi spezzati, nella rincorsa della parola che anima una lunga frase c'è tutto Pasolini e chi lo ha capito. E chi lo ha saputo interpretare, rappresentando un'Italia che non c'è più e che insieme ci portiamo dietro. Evoluta, rivista, ma altrettanto bigotta e cruda. 

 

Con Elena Pau in scena c'erano Ennio Atzeni (piano), Marco Argiolas (fiati), Alessandro Atzori (contrabbasso), Daniele Russo (batteria). Tutti all'altezza del ruolo e anche di più, in uno spettacolo prodotto dalla Fabbrica Illuminata che meriterebbe di girare i teatri d'Italia nell'occasione di questo quarantennale. (red.)

Michela Columbu

Contatti

redazione@cagliariquotidiano.net
redazione@cagliariquotidiano.net
Accedi Invia articolo Registrati
Cittanet
Questo sito utilizza cookies sia tecnici che e di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo - Informativa completa - OK