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Social Media Policy per le aziende: Marco Valentinsig, l'esempio italiano

| Categoria: Attualità | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Con l’avvento dei social network non sono soltanto cambiate le abitudini di vita quotidiana, ma anche una serie di approcci legislativi legati alle aziende. Uno degli esempi lampanti è senza dubbio quello delle Social Media Policy per le aziende, ovvero dei documenti che stabiliscono le regole di condotta aziendali rispetto a chi lavora con le piattaforme social.

Social Media Policy: informazioni utili

Non si tratta soltanto di semplici linee guida, ma di vere e proprie regole che, se violate, possono far scaturire delle conseguenze disciplinari. Come dice la parola, Policy, si parla di un regolamento vero e proprio che disciplina il comportamento di dipendenti e collaboratori e che comprende anche un impianto sanzionatorio ben sviluppato.

Generalmente si parla di due tipologie di Social Media Policy differenti, una di tipo interno e una di tipo esterno. Nel primo caso parliamo di un documento indirizzato a dipendenti e collaboratori, all’occorrenza anche fornitori esterni all’azienda, i quali utilizzano i social in maniera correlata al brand; nel secondo caso parliamo di comunicazione tra utenti e brand sui canali social ufficiali del brand.

Social Media Policy, chi la scrive? L’esempio italiano

Si giunge ad un punto cruciale: chi è che scrive la Social Media Policy di un’azienda? Si tratta di un documento legale e di conseguenza va redatto in maniera particolarmente oculata. Difficilmente un’azienda ha al suo interno dei dipendenti in grado di farlo, ecco perché ci si affida spesso e volentieri a società esterne, le quali sono particolarmente specializzate in questo tipo di attività.

È il caso della Beliked di Marco Valentinsig, la quale mette a disposizione delle aziende anche questa importantissima possibilità. Il documento non dovrà essere prolisso e poco comprensibile ai più, visto e considerato che deve essere comprensibile ai dipendenti altrimenti non avrebbe utilità.

Generalmente deve consigliare un tipo di atteggiamento da tenere, ma al contempo deve imporsi come documento legalmente valido e ufficiale. Sicuramente deve considerarsi un documento che sia frutto di una collaborazione diretta anche con i vari reparti dell’azienda stessa, per essere realmente efficace. Fatto sta che un’azienda come quella da noi citata è senza dubbio la soluzione ideale per i brand che vogliono redigere un documento di tale importanza. Difatti, si tratta del primo vero e proprio esempi di Social Media Policy in Italia.

Social Media Policy: finalità

Viene spesso sottovalutato il fatto che anche le aziende siano presenti sui social, proprio come gli utenti stessi e la social media policy ha l’obiettivo finale di evitare che la comunicazione di questo tipo possa danneggiare l’azienda stessa. Di solito, le aziende ora optano per una politica di prevenzione, per evitare imprevisti e per risparmiare economicamente su eventuali azioni legali.

Difatti, l’obiettivo finale di una social media policy è quello di tutelare la brand reputation e definire delle modalità di interazione specifiche tramite i social. Un uso corretto di questi fattori può essere determinante per accrescere la fama del brand e ampliare il suo messaggio. I dipendenti diventano i protagonisti diretti di una finalità così importante.

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